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Le Origini Stampa E-mail

Osimo è situata a 265 m s.l.m.: il suo centro storico si estende su due alture, l’una detta del Gomero (dove oggi è situata la cattedrale) e l’altra di piazza Dante.

dormire osimo L’origine dell’abitato si fa risalire al IX secolo a. C., quando i Piceni si stanziarono in zona: la loro presenza è attestata nell’area dell’attuale Mercato Coperto, dove sono stati messi in luce resti di intonaco di capanna con tracce di incannicciato e una grande quantità di ceramica di impasto grezzo, zappe in corno di cervo e altri manufatti in osso.
Un altro insediamento piceno è stato rinvenuto circa a 2 km ad ovest dal colle di Osimo, lungo il versante nord-orientale dell’altura di Monte S.Pietro, affiancato dal relativo sepolcreto: è proprio quest’ultimo a restituire la maggior parte del materiale, tra cui spiccano un gruppo di fibule enee del tipo a sanguisuga e a navicella con decorazioni geometriche incise (ascrivibili al XI-VIII sec. a.C.) e due morsi di cavallo in bronzo, di cui uno, con montanti a forma di cavallino, di chiara produzione etrusca (VIII sec. a.C.).

Nel IV sec. a.C. i Galli Senoni invasero il Piceno Settentrionale fino al fiume Esino, facendo delle incursioni anche lungo la vallata del fiume Musone: tracce del loro passaggio si sono ritrovate sulle colline di S. Filippo e di S. Paolina, dove sono state messe in luce due necropoli con preziosi corredi, che comprendevano manufatti in bronzo, armi, oreficeria.

Con la battaglia di Sentinum (odierna Sassoferrato) del 295 a.C., i Romani sconfissero definitivamente i Galli Senoni iniziando la conquista del Piceno, che terminerà solo nel 268 a.C. con la presa di Asculum: alle città conquistate venne dato il diritto di cittadinanza “sine suffragio”. Nel 174 a.C. si ha testimonianza, attraverso un passo di Livio, che i censori Q. Fulvius Flaccus ed A. Postumius Albinus appaltarono le mura urbiche di Osimo e decisero la costruzione di tabernae (botteghe) attorno al foro, grazie al ricavato della vendita di terreni pubblici. Considerata l’inespugnabilità dell’abitato, e la sua posizione centrale rispetto all’area picena, i romani decisero inoltre, nel 157 a.C., di dedurvi una colonia, iscrivendone i cittadini nella tribù Velina: ancora oggi è possibile scorgere, lungo la vallata del Musone (tra le attuali frazioni di Campocavallo e Casenuove)le tracce della centuriazione, con la quale venivano suddivisi i terreni da assegnare ai coloni.

agriturismi osimo In età imperiale, in particolare durante il I e II sec. d.C., ad Osimo la vita civile dovette essere particolarmente vivace, come attestano le numerose iscrizioni conservate all’interno del Lapidarium comunale: da queste è possibile ricavare come il ceto nobiliare cittadino abbia investito il suo denaro donando alla città opere di pubblica utilità e giochi gladiatori. Il cristianesimo si diffuse molto presto nel territorio osimano, se nel 304 d.C., sotto l’imperatore Diocleziano, si ha notizia dei primi martiri Fiorenzo e Dioclezio, accompagnati dal diacono Sisinnio: secondo la tradizione i tre furono lapidati in un luogo appena fuori le mura, lungo il pendio settentrionale del colle, dove presto dovette sorgere un martyrion, sostituito nel Seicento dalla chiesa del Crocifisso di Roncisvalle. Alla fine del IV sec. è poi assegnata la figura di Leopardo, primo vescovo di Osimo, a cui si deve la costruzione della prima cattedrale, nel luogo dove sorgeva il tempio capitolino, probabilmente ormai in decadenza.

In età altomedievale, la città di Osimo continuò a rivestire grande importanza all’interno del Piceno, a tal punto che Procopio parla di Ancona come “porto” di Osimo: il suo ruolo strategico è messo in evidenzia dal fatto che vi si svolsero alcuni momenti importanti della guerra detta “greco-gotica” (535-553), parte della complessa campagna militare attraverso cui l’imperatore romano d’Oriente, Giustiniano, volle riaffermare la presenza imperiale nel Mediterraneo occidentale. Nel 727-728 la città fu conquistata dai Longobardi guidati dal re Liutprando, che ne fece, insieme ad Ancona, due ducati direttamente alle sue dipendenze, e poli nevralgici per il controllo delle mire espansionistiche del Duca di Spoleto. Nel 774 il re longobardo Desiderio minaccia il papa, Adriano I, che chiede aiuto a Carlo Magno, re dei Franchi, il quale sconfigge il nemico ed annette i territori longobardi al regno franco: inoltre, tenendo fede alla promessa del padre Pipino, dona l’Esarcato e la Pentapoli (al cui interno rientra Osimo) al papa, territori che andranno poi a formare il nucleo del nascente Stato della Chiesa.

bed and breakfast osimoAgli inizi del XII sec. la città fu una della prime a diventare libero comune, acquisendo grande importanza all’interno della Marca: durante il lungo periodo di lotta tra Guelfi e Ghibellini, Osimo si trovò spesso a parteggiare per i secondi, gesto che gli costò caro visto che perse la cattedra vescovile per ben due volte, la prima intorno alla metà del 1200 e la seconda a seguito della rivolta dei fratelli Lippaccio e Andrea Gozzolini, nella prima metà del XIV sec., in occasione della quale fu anche privata del titolo di città. Questo indebolì molto Osimo, che andò incontro ad un lungo periodo di instabilità, durante il quale fu sottoposta al dominio di signorie straniere: i Malatesta di Rimini (1399-1430), inviati direttamente dal papa, e poi il condottiero Francesco Sforza (1433-1443), mandato da Filippo Maria Visconti, duca di Milano, per indebolire il potere papale. Nella seconda metà del XV secolo, inoltre, aumentò la tensione tra Osimo e Ancona per motivi di tipo territoriale, che scoppiò nel 1477 in un conflitto in campo aperto, vinto dagli osimani grazie all’intuizione di Boccolino da Guzzone, capitano di ventura originario della nostra città. Oggi lo scontro viene ricordato con il nome di “Battaglia del porco”, in quanto Boccolino pretese, in cambio della liberazione dei prigionieri anconetani, un maiale per ciascuno; dopo questa impresa, il nobile condottiero si mise alle dipendenze di Lorenzo il Magnifico, ma poi fece ritorno ad Osimo nel 1485 con un piano ben preciso. Boccolino era infatti deciso a sterminare il ceto nobiliare, far ribellare gli abitanti al papa e diventare signore di Osimo: il primo atto della presa della città venne compiuto il 2 aprile 1486, quando il capitano si recò nel palazzo comunale e fece strage dei nobili presenti. Da questa data passò più di un anno, durante il quale il nobile restò saldamente asserragliato all’interno delle mura, resistendo ai ripetuti attacchi delle truppe pontificie, guidate da vari condottieri tra cui Giangiacomo Trivulzio da Milano: nei primi giorni di luglio del 1487, però, il popolo osimano iniziò a protestare, oramai stremato dal lungo assedio al quale era stato sottoposto, finché si giunse alla resa condizionata del 2 agosto, quando Boccolino uscì da Porta S.Giacomo “con settantaquattro dei suoi e diciannove animali carichi dei suoi beni” e il Trivulzio faceva la sua entrata trionfale da Porta Vaccaro. Restaurato il Governo Pontificio ad Osimo, il papa Innocenzo VIII decise la costruzione di una rocca per proteggere la zona dell’Episcopio e della Cattedrale, affidando il lavoro all’architetto Baccio Pontelli: la struttura ebbe vita breve, visto che pochi anni dopo la sua realizzazione si decise di demolirla, in quanto il papa Giulio II la riteneva troppo dispendiosa da mantenere.

Dopo questi eventi, la città tornò definitivamente sotto lo Stato Pontificio, godendo di un lungo periodo di pace e prosperità, che ci ha lasciato molte tracce, come i meravigliosi palazzi che oggi abbelliscono il centro storico. Osimo fu anche fervente centro culturale, grazie all’istituzione del Collegio Campana, che richiamò illustri insegnanti ed allievi, divenuti poi famosi, come i papi Leone XII e Pio VIII.

Durante l’occupazione napoleonica, Osimo fu sottomessa dai Francesi ed entrò a far parte del Dipartimento del Musone: poi fu restaurato il Governo Pontificio, che ebbe vita breve perché ben presto molti abitanti, guidati dal conte Francesco Fiorenzi, imbracciarono le armi per combattere per l’indipendenza dell’Italia nella famosa battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860).
 
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