STORIA E ARCHEOLOGIA OSIMO

Sì a 2.500 anni di storia in un unico respiro

La collina su cui sorge Osimo fu contesa nel tempo da diversi popoli: dai Piceni ai Greco-Siculi, dai Galli Senoni ai Romani. Grazie alla sua posizione strategica, divenne un’importante colonia romana, l’antica Auximum, a controllo delle vie di transito fra l’entroterra e il mare. Mantenne la sua egemonia in epoca medioevale e, soltanto quando si divise fra Guelfi e Ghibellini, passò sotto il dominio delle signorie dei Malatesta di Rimini, poi di Francesco Sforza. Divenuta libero comune, dopo la tirannia di Boccolino da Guzzone tornò assoggettata allo Stato Pontificio. Sottomessa dai francesi di Napoleone nel Settecento, nell’Ottocento giocò un ruolo fondamentale nel preparare gli eventi che portarono alla battaglia della vicina Castelfidardo e alla conquista dell’Unità d’Italia. Dopo le due guerre mondiali, la città viene ricordata per il Trattato di Osimo, firmato in gran segreto il 1o novembre 1975 nella Sala delle Armi di Villa Leopardi Dittajuti a sancire i confini tra l’Italia e l’allora Jugoslavia.

Lapidarium

Aperto dal lunedì al sabato dalle ore 8:00 alle ore 14:00. Ingresso libero.

Entrando nell’atrio d’ingresso del Palazzo Comunale di Osimo andrete incontro ad un importante appuntamento con la storia.

Ecco ad accogliervi dodici statue romane, tutte acefale, che dall’alto dei loro secoli potrebbero raccontarvi le vicissitudini dell’intera città. L’appellativo di “Senza Testa” dato ai cittadini osimani deriva proprio da queste sculture che con tutta probabilità sono rimaste semplicemente incompiute. Tra le tante ipotesi che aleggiano invece sulla loro decapitazione, quella più avvincente vuole che a tagliare le teste come atto di sfregio sia stato il generale milanese Giangiacomo Trivulzio che per conto del papa nel 1487 cacciò il tiranno Boccolino da Guzzone dalla città, perché aveva osato pretendere l’indipendenza dallo Stato Pontificio. Non si esclude, però, il fatto che le teste siano cadute nel corso di altre vicende belliche, come la guerra greco-gotica.

Nel Lapidarium sono inoltre conservati numerosi reperti d’epoca romana e medievale, in gran parte steli e fregi architettonici. Fra questi, si può apprezzare il rilievo raffigurante una processione di magistrati con littore, una stele con la figura del dio Attis e una pietra sepolcrale con una curiosa figura anguipede.

Il pezzo forte della collezione è senza dubbio il frammento che riporta la più antica iscrizione finora ritrovata con il nome di Pompeo Magno (52 a.C.), il famoso triumviro che proprio ad Auximum, antico nome latino di Osimo, cominciò la sua carriera politica e militare.

I reperti del loggiato: resti di edifici, gli scheletri e la statua (Plotina?)

“In seguito ai lavori di restyling del loggiato comunale sono riaffiorati importanti reperti archeologici. Riferendosi a costruzioni e luoghi succedutisi nel corso dei secoli, essi rappresentano un’ulteriore testimonianza di quanto sia ricco il passato della nostra città, dall’insediamento piceno all’Ottocento,  attraversando la fase romana, il Medioevo, il Rinascimento e il Barocco.

Durante gli scavi sono emerse alcune strutture in muratura. Degne di nota quelle di “Santa Maria della Piazza”, chiesa del XVII secolo, verosimilmente costruita sulle fondamenta di un precedente edificio risalente al VI-VII secolo. Sono stati ritrovati anche degli scheletri, probabilmente appartenenti a persone decedute a causa di una grave epidemia, come la peste. Tra questi, una scena particolarmente commovente: una giovane donna abbracciata al figlioletto.

Ma il rinvenimento più importante è stato senza dubbio quello di una statua femminile–la parte inferiore- realizzata in pregiato marmo greco, la cui resa del panneggio e le cui trasparenze dimostrano l’elevata qualità. Tale opera è confrontabile con una statua ritrovata in Tunisia che sembra ritraesse Plotina, la moglie di Traiano. Il modello si riferisce ad originari greci di fine IV sec a.C. assimilabili alla tipologia della pudicizia, utilizzati per raffigurare personaggi della famiglia imperiale o comunque appartenenti ad un alto rango.

Osimo continua quindi ad offrire interessanti spunti ai viaggiatori che anno dopo anno scelgono di visitarla. Basta affacciarsi sotto il loggiato, non occorre una macchina del tempo, per conoscere ancora più a fondo la sua meravigliosa storia, lunga tremila anni.”

Museo Archeologico

Aperto il venerdì e sabato, dalle 17:30 alle 19:30; la domenica dalle 10 alle 12:30 e dalle 17:30 alle 19:30.

Negli altri giorni aperto su appuntamento Tel. 071 7231773

All’interno dello splendido edificio settecentesco di Palazzo Campana, il Museo Archeologico raccoglie notevoli testimonianze della frequentazione picena, gallica e romana da tutto il territorio osimano.

Troverete di particolare interesse i reperti provenienti dal sito di Monte Torto e i preziosi corredi tombali della Necropoli di Montecerno.

Tra gli oggetti esposti, vi sorprenderà la stele funeraria romana dei due sposi e la Testa di Vecchio, della metà del I secolo a.C., l’unica finora ritrovata ma che non sembra appartenere a nessuna delle statue presenti nel lapidarium comunale.

Le Antiche Fonti

Scendendo le scale in pietra dalla via omonima si giunge ad un posto tranquillo dove il silenzio è interrotto soltanto dal gorgoglio dell’acqua. Immersa nel verde dei muschi e delle piccole felci, scorgerete l’antica Fonte Magna, un ninfeo romano risalente al I secolo a.C. chiamato così per le sue dimensioni e perché principale sorgiva della zona. Si narra che Pompeo Magno fece abbeverare qui i suoi cavalli durante una breve sosta nella città per reclutare soldati da impiegare contro Cesare durante le guerre civili.

Questa fontana risulta essere uno dei rari monumenti antichi delle Marche citati in testimonianze scritte, come il De Bello Gothico di Procopio di Cesarea, storico al seguito del condottiero bizantino Belisario, dove viene descritta nel dettaglio e sottolineata la sua importanza strategica nell’espugnazione della città occupata al tempo dagli Ostrogoti di Vitige.

Il ninfeo aveva una forma ad esedra semicircolare e si pensa che in origine fosse protetto da una copertura a volta decorata, in modo da poter permettere l’accesso all’acqua anche in caso di assedio.

Sebbene sia la più antica e importante, Fonte Magna, non è l’unica sorgente presente nel territorio. Si contano infatti una ventina di fonti centenarie in corrispondenza delle acque sorgive che ancora oggi scaturiscono naturalmente dalle pendici della collina.

Servivano non solo per il rifornimento idrico per gli abitanti della città e delle zone periferiche, ma anche come lavatoi, dato che in molti casi si riconoscono ancora, oltre alle vasche, i ripiani in pietra per lavare i panni o le tettoie per proteggere le lavandaie dal sole e dalla pioggia.

Ogni fonte ha la propria storia e qualcuna è diventata protagonista di leggende che appartengono al folklore, come la Fonte del Tesoro o la Fonte della Giana. In ogni caso rappresentano tutte un passato non troppo remoto, da riscoprire e tenere vivo nella memoria.

Mura Romane

Il tratto più esteso e meglio conservato di mura romane di tutte le Marche si trova qui ad Osimo, lungo Via Fonte Magna.

Degli originari due chilometri di cinta muraria che un tempo correvano lungo il perimetro dell’insediamento romano, è rimasta una sezione di circa 200 m. E’ incredibile pensare come questi enormi conci in arenaria continuino a sfidare il tempo dal 174 a.C., quando i censori Q. Fulvio Flacco e A. Postumio Albino appaltarono le mura difensive assieme alla tabernae nella zona dell’antico foro, odierna Piazza Boccolino.

Definiti e allineati con la tecnica dell’opus quadratum questi blocchi sorprendono ancora oggi per la loro mole e viene spontaneo chiedersi come siano riusciti ad assemblarli fino a un’altezza che sfiora i 10 metri!

Le Porte della Città

E’ proprio il caso di dire che i Romani abbiano lasciato una grande impronta nella città di Osimo. Se avessimo modo di sorvolare la collina dall’alto, noteremmo come il conglomerato urbano abbia assunto nel tempo la forma di un “piede sinistro” che si protende con la punta verso il mare. Seguendo con lo sguardo le vie principali e i vicoli, apparirà evidente la pianta ortogonale dell’antico castro romano con il cardo e il decumano (attuale Corso Mazzini) alle cui estremità si trovavano le porte della città.

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PORTA MUSONE – Porta romana a sud dell’antica cerchia muraria, per la quale entrava in città la Via Nuceria che proseguiva poi per Ancona. Di originale rimane il piedritto di sinistra, mentre il resto è medievale. Notevole è la casa di guardia dietro il muro di difesa. Fu detta nel Medioevo porta Caldarara per la presenza dei calderai che lavoravano nei pressi. Situata nel quartiere di Borgo Guarnieri, anticamente detto Filello, ospita un’immagine della Madonna col Bambino Gesù di Elmo Cappannari.

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PORTA SAN GIACOMO – Detta anche Porta Borgo, era la porta romana sul tratto settentrionale delle mura, da dove usciva la via per Ancona. Tra il 1487 e il 1488 vi venne costruita la porta attuale. Oggi resta ancora l’arco quattrocentesco con l’iscrizione Vetus Auximum sui cunei bugnati.

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PORTA VACCARO – E’ la porta orientale della città, detta anche Porta dei Tre Archi dal 1937, quando fu ampliata con le due arcate laterali minori. Lo stemma che campeggia sopra l’arco principale è quello cittadino. Salendo in cima alla porta si apre agli occhi del visitatore una splendida vista sulla campagna che scende dolcemente verso il mare Adriatico tra il Conero e la collina di Castelfidardo.

Villa Rustica di Montetorto

Visite su prenotazione per informazioni 800-228800 o iat@osimoturismo.it

Allontanandosi dal centro urbano, vale la pena dirigersi verso la fertile campagna di Casenuove, località di Osimo, perché qui a ridosso del colle Montetorto è stato rinvenuto un importante impianto di produzione agricola di olio e vino, databile tra la fine del I sec a.C. al IV/V sec d.C., un tempo probabilmente parte di una villa rustica romana: un sito di notevole interesse archeologico perché raro nel suo genere in Italia.

In un’area di un centinaio di metri quadrati, tutt’oggi immersa in una amena distesa di uliveti e vigneti, si possono riconoscere perfettamente gli ambienti dei grandi torchi vinari e oleari e le celle adibite alla conservazione del vino e dell’olio, ovvero la pars fructuaria dell’antica villa. Purtroppo durante i lavori di scavo non è stata individuata la pars urbana, la parte ad uso abitativo della villa, ed è per questo motivo che si ipotizza fosse una sorta di opificio, un consorzio agricolo dove si potevano portare a lavorare le uve e le olive dalle zone circostanti in un luogo prossimo al fiume Musone e all’intersezione delle più importanti vie commerciali, come la Flaminia.

Nel IV sec. fu realizzato anche un centro di lavorazione artigianale della ceramica e del metallo adiacente all’impianto produttivo. Ne sono testimonianza i numerosi orci e attrezzi rinvenuti. Oggi i reperti più importanti, sono confluiti nel Museo Archeologico della città.

Galleria del Figurino Storico

Visite su prenotazione al numero 347 4109169. Entrata ad offerta libera.

Apprendere la storia in modo divertente si può? Certamente! Un luogo molto curioso vi aspetta ad Osimo a pochi metri dall’ufficio turistico, sullo sfondo delle antiche mura romane: è la Civica Galleria del Figurino Storico, un museo insolito, unico nel suo genere nelle Marche.

Il visitatore troverà davanti a sé un percorso temporale tematico, allestito con suggestive riproduzioni in scala, a partire dai popoli antichi come Babilonesi, Egizi, Greci e Romani, passando per il Medioevo, il Rinascimento, l’Età Moderna, l’Età Napoleonica, il Risorgimento fino alle Guerre Mondiali.

Appassionati di modellismo e non, lasciatevi conquistare da questo avvincente libro di storia in 3D in compagnia dei mitici soldatini!