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Villa Rustica di Montetorto

Allontanandosi dal centro urbano, vale la pena dirigersi verso la fertile campagna di Casenuove, località di Osimo, perché qui a ridosso del colle Montetorto è stato rinvenuto un importante impianto di produzione agricola di olio e vino, databile tra la fine del I sec a.C. al IV/V sec d.C., un tempo probabilmente parte di una villa rustica romana.

Un sito di notevole interesse archeologico perché raro nel suo genere in Italia

In un’area di un centinaio di metri quadrati, tutt’oggi immersa in una amena distesa di uliveti e vigneti, si possono riconoscere perfettamente gli ambienti dei grandi torchi vinari e oleari e le celle adibite alla conservazione del vino e dell’olio, ovvero la pars fructuaria dell’antica villa. Purtroppo durante i lavori di scavo non è stata individuata la pars urbana, la parte ad uso abitativo della villa, ed è per questo motivo che si ipotizza fosse una sorta di opificio, un consorzio agricolo dove si potevano portare a lavorare le uve e le olive dalle zone circostanti in un luogo prossimo al fiume Musone e all’intersezione delle più importanti vie commerciali, come la Flaminia.

Nel IV sec. fu realizzato anche un centro di lavorazione artigianale della ceramica e del metallo adiacente all’impianto produttivo. Ne sono testimonianza i numerosi orci e attrezzi rinvenuti. Oggi i reperti più importanti, sono confluiti nel Museo Archeologico della città.

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  • Le ville rustiche
  • La villa rustica di Montetorto – il Torchio Vinario
  • La villa rustica di Montetorto – il Torchio Oleario
  • Le ville rustiche

    L’impianto produttivo di Monte Torto si caratterizza come un complesso agricolo articolato ed apparentemente indipendente. Gli scavi fino ad oggi condotti, infatti, non sono ancora riusciti a stabilire se facesse parte di un più vasto sistema insediativo riconducibile ad una residenza signorile di campagna (villa rustica). Le villae rustiche, edifici di una certa importanza in ambito rurale, erano in origine piccole fattorie a conduzione familiare, dove veniva prodotto il necessario per l’auto sostentamento. Col passare degli anni e l'accrescersi della potenza di Roma, che a ogni conquista trasferiva in Italia centinaia di migliaia di schiavi da sfruttare nei più svariati lavori, le ville rustiche si fecero sempre più grandi e sontuose e l’attività agricola non ebbe più soltanto lo scopo di sfamare il padrone, ma anche e soprattutto quello di produrre merci in eccedenza da vendere sui mercati lontani.

    Cartagine, mosaico della villa del nobile Iulius (IV-V sec.)www.storicang.it

    Mosaico con scene di vendemmia. Mausoleo di Santa Costanza, Romawww.leivithrapark.gr

    Di queste vere e proprie aziende organizzate erano costellate le campagne dell’Italia centrale, dalla Campania all'Etruria, dove la celebre Villa di Settefinestre, nei pressi dell’odierna Ansedonia, rappresenta l’esempio migliore finora noto della villa perfecta descritta da Varrone nel De re rustica, un complesso in cui i due aspetti residenziale e agricolo, il primo legato ai piaceri dell’otium, il secondo al controllo del profitto, si compenetrano in modo equilibrato. Il proprietario risiedeva nella villa abbastanza stabilmente, mentre la sua conduzione era affidata ad un vicario, il fattore (vilicus), che seguiva il lavoro gli schiavi. Queste residenze signorili erano articolate in due parti distinte: la pars dominica o urbana e la pars massaricia, a sua volta divisa in pars rustica e pars fructuaria.

    Rappresentazione grafica di una villa rusticawww.romanoimpero.com

    Disegno di una villa rustica e delle sue partiwww.prefabbricatisulweb.it

    Nella pars dominica, formata da una serie di vani disposti intorno ad un peristilio e a volte serviti da impianti termali, alloggiavano il dominus con la sua famiglia ed eventuali ospiti. Gli ambienti erano realizzati con criteri architettonici simili a quelli utilizzati nelle ricche domus cittadine, quali i decori parietali costituiti da affreschi e i rivestimenti pavimentali a mosaico. La pars rustica, più sobria negli apparati stilistici e negli arredi, era invece destinata agli alloggi per il fattore, per gli schiavi e per i loro sorveglianti. La pars fructuaria, infine, riservata alle produzioni agricole, comprendeva magazzini, granai, stalle, recinti, oltre ad impianti artigianali e di trasformazione delle materie prime, come i torcularia per la spremitura dell’uva e delle olive, certamente attività fondamentali nell’economia di Monte Torto.

    Rappresentazione grafica del processo di produzione del vinowww.ilcalicediebe.com

    Rappresentazione grafica del processo di produzione dell’oliowww.agricolamontuori.it

  • La villa rustica di Montetorto – il Torchio Vinario

    A circa 10 km dalla colonia romana di Auximum sorgeva l’insediamento rustico di Monte Torto, posto a metà altezza dell’omonimo colle e ubicato sul versante sinistro del fiume Musone, il più fertile, salubre e soleggiato, lungo un diverticolo della Nuceria-Ancona. Le campagne di scavo sistematico condotte negli anni 1982-1996 dalla Soprintendenza Archeologica per le Marche hanno permesso di riportare alla luce uno dei complessi produttivi di età romana più interessanti della nostra regione con fasi di vita che vanno dalla fine del I sec. a.C. alla seconda metà del VI sec. d.C., benché i reperti più antichi attestino una frequentazione dell’area già in età repubblicana a partire dal III sec. a.C. Si tratta di un grande impianto per la produzione di olio e di vino della prima età imperiale caratterizzato da spazi per la torchiatura delle olive e dell’uva e vani annessi adibiti alla conservazione, all’immagazzinamento e alla distribuzione di questi prodotti.

    Planimetria dello scavo con l’indicazione dell’ambiente dei torchi vinariPignocchi G., Monte Torto di Osimo. L’impianto produttivo, 2001

    Ambiente dei torchi vinari

    L’ambiente del torchio vinario è sicuramente il meglio conservato con il suo pavimento in opus spicatum interrotto da due basi circolari di spremitura (arae) e dai lapides pedicini, due supporti rettangolari di pietra per l’inserimento dei montanti verticali del torchio.

    Ambiente dei torchi vinari, particolare della superficie di spremitura

    Ambiente dei torchi vinari, lapides pedicini

    Le arae sono circondate da canaletti di deflusso collegati a una delle due vaschette di raccolta (structile gemellar) con il fondo rivestito da una spessa lamina di piombo. L’ambiente conserva inoltre, lungo il lato Est, una vasca per la pigiatura (calcatorium) dove avveniva una preliminare spremitura dell’uva per separare il mosto dalle vinacce che poi passavano con i graspi alla torchiatura.
    Non completamente scavata è la cella vinaria, un ambiente sotterraneo probabilmente funzionale sia alla fermentazione del vino sia all’alloggiamento del meccanismo della pressa “a vite senza fine”.

    Rappresentazione grafica del calcatoriumwww.steemit.com

    Disegno ricostruttivo del meccanismo del torchio a vitewww.maquetland.com

  • La villa rustica di Montetorto – il Torchio Oleario

    Planimetria dello scavo con l’indicazione dell’ambiente dei torchi oleariPignocchi G., Monte Torto di Osimo. L’impianto produttivo, 2001

    Montetorto: area di produzione dell’olio

    L’impianto del torchio oleario risulta più grande e complesso, con diverse pavimentazioni sovrapposte, la più antica delle quali sempre in opus spicatum successivamente ristrutturata con gettate in cocciopesto, forse a causa di movimenti franosi del terreno già presenti in antico. Il vano, anche in questo caso caratterizzato da superfici di spremitura e lapides pedicini, era provvisto di vasche impermeabilizzate per la raccolta dell’olio, di una cella olearia dove venivano accumulate le olive dopo la raccolta e di un ampio magazzino con grandi doli per la conservazione delle derrate.

    Montetorto: la camera dei dolia

    Particolare dolia

    Dopo un periodo di abbandono agli inizi del II sec. d.C., nella media e tarda età imperiale, ovvero tra la metà del III e i primi decenni del IV sec. d.C., si sviluppa a Monte Torto un modesto insediamento di tipo rustico-residenziale che in parte riutilizza le strutture murarie della fase precedente. Più consistenti le attestazioni tra il IV sec. d.C. e la prima metà del VI sec. d.C., con la costruzione di edifici a destinazione sia residenziale sia artigianale e produttiva che spesso si sovrappongono all’impianto di prima età imperiale.

    Reperti provenienti da Montetorto

    Reperti provenienti da Montetorto

    Reperti provenienti da Montetorto

    Reperti provenienti da Montetorto

    L’insediamento entra in crisi in seguito alla guerra greco-gotica e viene definitivamente abbandonato nella seconda metà del VI sec. d.C., con l’arrivo dei Longobardi.

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